Lorenzo Castellani, Docente di Storia delle istituzioni politiche – Luiss Guido Carli
Davvero ci sarà una spaccatura tra UE e USA rispetto al nuovo ordine globale? I toni di Trump e le reazioni spesso troppo isteriche dell’opinione pubblica europea fanno credere questo, ma restano forti punti di convergenza all’interno dell’alleanza atlantica. È ovvio che gli europei avranno dei problemi: dovranno investire di più in difesa e soffriranno per i dazi in alcuni settori industriali, ma queste decisioni erano pronosticabili e si inseriscono in un trend di lungo periodo. Non è detto che questa riconfigurazione geopolitica non possa diventare una opportunità.
In primo luogo c’è l’Ucraina. I leader europei si sono sbilanciati molto a favore di Kiev e ora non possono tornare indietro, verso forme di sciatto disimpegno, anche di fronte ad un accordo di armistizio siglato da Trump. Non ci saranno truppe americane a garantire la sicurezza e non sarà facile mettere insieme una coalizione accettabile dalla Russia per proteggere l’Ucraina con delle truppe on the ground. Il rischio è inoltre che queste truppe possano subire attacchi, anche in modo non ufficiale e sotterraneo, da parte dei russi. Allora la soluzione più razionale sarebbe quella di pretende un confine di diversi chilometri, minato e sorvegliato dalla due parti per evitare attacchi a sorpresa. Una soluzione simile a quella dell’armistizio di Corea. Nel contempo, però, i leader europei devono convincere Washington a dare supporto logistico e di intelligence all’Ucraina, mentre i paesi del vecchio continente mettono in moto la propria industria delle difesa e sostengono Kiev con forniture militare per rinforzare la deterrenza verso nuovi attacchi.
L’aumento della spesa militare non deve essere visto come problema, ma come opportunità. In primo luogo può sbloccare le regole sul debito dell’UE per politiche di sicurezza e in secondo luogo può essere un grande stimolo economico per la manifattura che è forte e capace in paesi come Italia, Germania e Polonia. Accanto a questo andrà finanziata la ricostruzione dell’Ucraina, pensando ad accordi economici e magari anche ad un futuro ingresso nell’Unione Europea. I toni di Trump possono risultare odiosi e arroganti, ma non tutto il male viene per nuocere. Sistemare queste partite significa anche poter bilanciare i dazi americani, per ora solo annunciati, e negoziare sulla consistenza degli stessi. Per compiere queste svolte serve una classe politica che non sia più intrappolata nel vecchio schema globalista e internazionalista.
Urgono politici di formazione realista e capaci di attraversare le ideologie. Su questo versante l’Italia, che ha avviato un forte ciclo di ricambio politico tra il 2013 e il 2022, è più avanti degli altri paesi. Per tutti questi motivi, l’isteria deve lasciar spazio alla concretezza e sfruttare le opportunità che si aprono