Chiara Oldani, Docente di economia Monetaria Università degli studi della Tuscia
A partire dagli anni ’90 l’evoluzione tecnologica informatica ha permesso la creazione di sistemi sicuri e crittografati (blockchain) di scambio di attività digitali, le più popolari sono le valute digitali. La criptovaluta, cioè la moneta digitale crittografata, è un mezzo di pagamento esente dal controllo della banca centrale o del governo, scambiato su sistemi peer-to-peer che garantiscono un elevato anonimato. Al contrario della moneta legale, che ha tre funzioni (mezzo di scambio, riserva di valore e unità di conto), le cripto hanno la funzione di unità di conto e di mezzo di scambio digitale nella blockchain, non nel mondo reale. La criptovaluta può funzionare come mezzo di pagamento, in quanto due utenti digitali possono negoziare direttamente tra loro, ma si differenzia dal tipico sistema di pagamento elettronico, in cui un intermediario finanziario facilita la transazione; la criptovaluta non è una passività di nessun operatore: le criptovalute sono profondamente diverse da qualsiasi altra moneta cartacea o elettronica, che sono passività degli emittenti. La “moneta fiat” è denaro emesso da un governo o da una banca centrale, mentre i depositi, che sono spesso trattati come denaro, sono passività delle banche. Si noti che l’oro, se considerato come una riserva di valore e, in una certa misura, le monete, non rappresenta una passività per nessuno.
Le cripto si possono acquistare attraverso un intermediario digitale oppure direttamente sulla blockchain dove vengono emesse. Le criptovalute non sono spendibili nel mondo “reale” e sono considerate attività finanziarie speculative nella maggior parte degli ordinamenti giuridici. Vi sono centinaia di criptovalute con differenti caratteristiche (https://coinmarketcap.com/; le più popolari sono Bitcoin (BTC) ed Ether (ETH). Le cripto vengono emesse con le Offerte Iniziali d’Acquisto (Initial Coin Offering – ICO) e poi scambiate senza alcun controllo statale, né forma di assicurazione o garanzia. Attraverso l’emissione di criptovalute si finanziano progetti digitali innovativi. L’offerta di criptovaluta è definita a priori nell’algoritmo della blockchain, creando così una pressione sui prezzi. La quantità di Bitcoin è limitata, la sua blockchain è molto lenta e quindi i prezzi sono molto volatili; la blockchain di Ether è più evoluta e i prezzi meno volatili. Ripple è uno strumento di pagamento digitale che non è scambiato su blochckain ma su una piattaforma tra intermediari. Le criptovalute non hanno però alcun valore intrinseco e sono quindi utili alla speculazione; la forte volatilità dei loro prezzi è un rilevante ostacolo per gli investitori avversi al rischio. Secondo gli studi empirici, inoltre, le criptovalute non aiutano la differenziazione di portafoglio, cioè non riducono i rischi degli investitori, ma li aumentano. Gli investitori in criptovalute corrono forti rischi cyber; nonostante la crittografia delle blockchain e la sicurezza dei sistemi di scambio degli intermediari digitali, i furti di portafogli di criptovalute non sono infrequenti.
Dal 2020 molte banche centrali hanno deciso di sviluppare le proprie monete legali digitali. Tra queste, la Banca del popolo cinese e la Banca centrale europea hanno portato più avanti il progetto e l’euro digitale sarà nel portafoglio dei cittadini del Vecchio Continente nel 2026. Il progetto della BCE e di molte altre banche centrali dei paesi del G20 prevede l’offerta di una valuta digitale con una convertibilità uno a uno con la moneta legale. Ciò offre vantaggi per la politica monetaria, ad esempio una maggiore visibilità della domanda monetaria e la possibilità di pagamenti di interessi. Tuttavia, rimangono alcune criticità tra cui le problematiche di privacy degli utenti e l’effetto spiazzamento sul sistema bancario. In futuro, le persone potrebbero preferire la valuta digitale della banca centrale anziché detenere depositi presso le banche. La scelta di avviare la moneta digitale non dipende solo dalle preferenze dei consumatori e dai possibili guadagni di efficienza – in termini di pagamenti, compensazione e regolamento – ma anche dai rischi che ciò può comportare per il sistema finanziario e l’economia in generale, nonché eventuali implicazioni per la politica monetaria e per la privacy. Alcuni i rischi, come la cyber-sicurezza, sono difficili da valutare prima della nascita della moneta legale digitale.
A livello globale lo sviluppo delle monete legali digitali modificherà l’equilibrio nel mercato valutario; la predominanza del dollaro, come valuta globale, è in declino da tempo e la scelta della Federal Reserve di non realizzare il progetto del dollaro digitale si scontra con la velocità con cui il sistema finanziario globale sta mutando verso la moneta digitale, pubblica e privata.
Esiste un ‘ponte’ tra moneta digitale pubblica e privata e sono le stablecoin; queste sono criptovalute, scambiate su blockchain che hanno però un’àncora nel mondo reale: 1 token di stablecoin è agganciato con un algoritmo di prezzo a una valuta, euro o dollaro, o all’oro garantendo così una maggiore stabilità dei prezzi delle stablecoin. L’analisi empirica ha mostrato però che le stablecoin agganciate al dollaro americano non sono molto stabili; questa categoria di criptovalute ha caratteristiche speculative e deve rinforzarsi l’intero sistema finanziario digitale prima che le stablecoin possano competere con le valute nazionali ad armi pari.
La recente proposta di ‘utilizzare’ monete private (criptovalute) per creare delle riserve ‘nazionali’ lascia spazio ad alcune critiche; si tratterebbe di utilizzare denaro pubblico (la moneta della banca centrale) per acquistare monete private (le criptovalute o le stablecoin) scambiate su blockchain, senza controlli e senza possibilità di riconversione, a differenza della valuta, che è fungibile, priva di limiti tecnologici e liquida.