La “beffa” dello schwa e dell’asterisco: suggerimenti dal latino?

Emanuela Andreoni Fontecedero, Professore Senior presso l’Università di Roma Tre

La recente disposizione del Ministro prof. Giuseppe Valditara che fa divieto dell’uso dello schwa e dell’asterisco nei documenti ufficiali che fanno capo al Ministero dell’Istruzione e del merito, oltre ad essere sulla linea scientifica della competenza della lingua italiana rivendicata dall’Accademia della Crusca, ed utile a dissipare possibili fraintendimenti nella comprensione dei testi, evita la beffa degli interessati resi così: “tra color che son sospesi”.
Veniamo al nocciolo della questione: si tratta dell’assunzione di due segni grafici nella scrittura, onde evitare l’uso delle desinenze maschile e femminile e in particolare al momento dell’uso del plurale cumulativo, e ciò per non offendere quanti si definiscono persone non binarie, per cui il genere grammaticale espresso dalla lingua italiana andrebbe a sovrapporsi, a loro giudizio, al genere naturale.
Facile ribattere che semmai il fiume dei viventi testimonia il contrario.
Ma poi va anche aggiunto che qualora l’italiano avesse mantenuto il neutro (traduci: né l’uno né l’altro, cioè né maschile né femminile ), questo si riferiva alle ‘cose’ sensu lato. Di qui rispondo alla ciancia che leggo ripetuta per cui nella storia della lingua il maschile, espressione del patriarcato, avrebbe prevaricato sul femminile assorbendo il neutro. No, le declinazioni latine all’origine sono distinte per tema di formazione: temi in-a, -o, (a seguire, – i. -e- u e consonante). Andiamo ai primordi: i temi in -a distinguevano il femminile, in -o il maschile e il neutro con la differenza che il neutro aveva la stessa desinenza nel nominativo e nell’accusativo in quanto trattandosi diciamo linguisticamente di segno ‘non umano’ è cosa indifferente essere oggetto o soggetto dell’azione. Quindi dall’origine il neutro è, diciamo così, una costola del maschile. Il latino poi è vero che distingueva maschile e neutro al plurale, dando al neutro la desinenza – a. Ma questa in realtà era desinenza del collettivo, cioè una forma che identificava i neutri come massa indistinta, trattandosi di ‘ non umano’.
Va poi sottolineato che questi segni grafici sono impossibili ad essere resi oralmente : come leggo l’asterisco che, a parte quando segnala una nota o evidenzia un nome in un elenco, indica un’interruzione voluta, o una lacuna : es. quando si perdono righe o pagine di un codice antico? Devo fare pausa?
Sullo schwa, simbolo che rappresenta la vocale centrale di molte lingue, se lo riporto al gruppo cui appartiene la nostra lingua, si definisce nella ricostruzione del protoindoeuropeo con un suono che nel suo esito dà suono ‘a‘, cfr. latino pater, e pure suono ‘i’, cfr. sanscrito pitar, non è il caso di insistere a livello culturale.
Certo è che questa ‘sospensione’ del dire (scrivere, leggere), va compresa non tanto come una forma di politically correct ma a ben guardare come formula della ideologia scettica che faceva sistema della “sospensione del giudizio’’. Il che capovolge le stesse intenzioni dei proponenti.
Pertanto il tutto pare piuttosto risolversi in un capovolgimento delle intenzioni, in una vera e propria beffa, mentre sarebbe ben più comprensibile risolvere la questione assumendo il plurale maschile come genere non marcato, già suggerito dall’Accademia della Crusca.
E infine le rivendicazioni stesse dei non binari appaiono in questo specifico caso in cui una minoranza va all’assalto della lingua, quindi della maggioranza ad ampio raggio, come un atteggiamento di quella degenerazione della democrazia che Platone in maniera gioviale rappresentava con l’immagine di un strada invasa da cavalli e da asini, tra il fuggi fuggi della gente tutta che per salvarsi si butta sui lati (si ‘emarginava’).

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